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Successo Maschile e Femminile

La crescita dello sport femminile nel medagliere olimpico, 1964-2020

In questa analisi raccontiamo come è cambiato il peso dello sport femminile alle Olimpiadi estive dal 1964 al 2020, rispondendo a tre domande:

  1. Come sono cresciuti nel tempo la partecipazione e il peso delle medaglie femminili rispetto a quelli maschili?
  2. Quali paesi costruiscono una parte rilevante del proprio medagliere sulle competizioni femminili?
  3. I risultati maschili e femminili rispondono agli stessi fattori socio-economici?

I dati provengono dal dataset storico dei risultati olimpici (dettaglio atleta-evento e biografie degli atleti) incrociato con il dataset degli indicatori socio-economici World Bank, utilizzanto ance in altre analisi del progetto, costruito nella fase di data preparation.

Un po’ di storia

La presenza femminile ai Giochi olimpici non è stata prevista fin dall’inizio, anzi…la prima olimpiade moderna ammetteva solo atleti di sesso maschile

Anno Edizione Evidenza
1896 Atene Nessuna donna ammessa. Pierre de Coubertin, fondatore delle Olimpiadi moderne, riteneva che le donne dovessero limitarsi ad assistere e premiare gli atleti.
1900 Parigi Partecipano per la prima volta 22 donne su circa 1.000 atleti, in soli cinque sport (tennis, golf, vela, croquet ed equitazione).
1928 Amsterdam Entra l’atletica femminile, dopo anni di dibattiti e resistenze.
1950-1990 Seconda metà del Novecento Il CIO Comitato Olimpico Internazionale aggiunge progressivamente discipline femminili in quasi tutti gli sport.
2012 Londra Per la prima volta ogni sport del programma olimpico prevede almeno una gara femminile. Inoltre tutti i Paesi partecipanti schierano almeno una donna.
2024 Parigi Viene raggiunta la sostanziale parità numerica, con circa il 50% di atlete donne.

La partecipazione femminile

All’inizio del nostro periodo di analisi, nel 1964, le donne erano circa il 13% dei partecipanti; a Tokyo 2020 quasi il 48%. La crescita è continua, senza inversioni, e accelera dagli anni ‘80. Il numero di atleti uomini è più o meno stabile dagli anni ‘90.


L’evoluzione del medagliere

L’aumento della partecipazione femminile e l’ampliamento dei programmi femminili da parte del Comitato Olimpico Internazionale consentono la crescita della quota di medaglie femminili, che passano dal 21% del 1964 a oltre il 48% del 2020.


I paesi che dipendono di più dalle medaglie femminili

Aggregando l’intero periodo 1964-2020 e considerando solo i paesi con almeno 30 medaglie di genere, i paesi oltre la linea del 50% hanno vinto più medaglie con le donne che con gli uomini in oltre mezzo secolo di Giochi. Il gruppo di testa è eterogeneo: potenze dello sprint come la Giamaica (62,5%), paesi con sistemi sportivi statali che hanno investito presto sullo sport femminile (Cina, Romania, ex DDR) e paesi occidentali come Paesi Bassi e Canada.


Dove sono USA e Russia?

Un’assenza che colpisce: Stati Uniti e Russia non compaiono nella Top 15. Il motivo è la metrica — la classifica ordina per quota femminile, non per numero di medaglie — e le grandi potenze storiche restano appena sotto la soglia di ingresso (43,3%):

Posizione NOC Medaglie M Medaglie F Quota femminile
10ª ROC 35 32 47,8%
16ª Russia (RUS) 245 177 41,9%
17ª USA 832 584 41,2%
31ª Squadra Unificata (EUN) 75 37 33,0%
40ª URSS (URS) 507 191 27,4%

Due fattori spiegano il risultato. Il primo è l’effetto storico del programma gare: USA e URSS vincono moltissimo fin dal 1964, quando gli eventi femminili valevano solo il 21% delle medaglie, e quel bottino degli anni ‘60-‘80 — strutturalmente sbilanciato sul maschile — abbassa la quota aggregata sull’intero periodo.

Il secondo è la frammentazione dei NOC storici: il dataset segue il medagliere ufficiale del CIO, in cui ogni Comitato Olimpico Nazionale è un’entità distinta. La “Russia” è quindi spezzata su quattro sigle: URS (l’Unione Sovietica, fino al 1988), EUN (la Squadra Unificata delle 12 ex repubbliche sovietiche a Barcellona 1992), RUS (la Federazione Russa, dal 1996) e ROC (il Russian Olympic Committee di Tokyo 2020, quando la Russia era squalificata per il doping di stato e i suoi atleti gareggiarono senza bandiera né inno). Un pezzo di “Russia” in Top 15 c’è: ROC, che però rappresenta la sola edizione 2020. Lo stesso vale per la Germania (GER, FRG, GDR, EUA).

Il medagliere dei principali paesi, 2000-2020

Restringendo lo sguardo al periodo recente (2000-2020, quando il programma femminile è ormai ampio), l’equilibrio di genere tra le grandi potenze sportive non è affatto uniforme. Gli Stati Uniti, primo medagliere del periodo, hanno vinto più medaglie femminili che maschili (317 contro 300); Cina, Paesi Bassi e Canada superano nettamente il 50% femminile e il Giappone è esattamente alla pari. All’estremo opposto, paesi come Cuba, Italia e Francia costruiscono ancora circa due terzi del medagliere sulle gare maschili. Essere una potenza olimpica, quindi, non implica un medagliere equilibrato.

Uomini e donne rispondono agli stessi fattori socio-economici?

Mettiamo in relazione le medaglie con gli indicatori World Bank su un panel paese-edizione (3.126 righe, una per paese-edizione) che include anche i paesi senza medaglie, usando come misura di successo log(1 + medaglie) per attenuare il peso dei paesi dominanti. Gli indicatori di dimensione — PIL assoluto e popolazione — sono i più associati al numero di medaglie, e questo vale per entrambi i generi: nel grafico, il punto maschile e quello femminile di ogni indicatore sono quasi sovrapposti (differenza media assoluta di appena 0,02). La crescita del PIL è invece scorrelata: vince chi è grande, non chi cresce in fretta.


I boicottaggi: una perturbazione da tenere presente

Tre edizioni del periodo analizzato sono state segnate da boicottaggi di massa. Il numero esatto di atleti esclusi non è documentato in modo uniforme, quindi riportiamo il numero stimato di paesi coinvolti.

Anno Edizione Motivo Paesi coinvolti (stima)
1976 Montreal 1976 Boicottaggio africano: protesta contro la presenza della Nuova Zelanda, il cui rugby aveva giocato nel Sudafrica dell’apartheid ~30 (paesi africani, più Iraq e Guyana)
1980 Mosca 1980 Boicottaggio guidato dagli USA in risposta all’invasione sovietica dell’Afghanistan ~60-65 (tra cui USA, Germania Ovest, Giappone, Canada, Cina)
1984 Los Angeles 1984 Boicottaggio del blocco sovietico, ufficialmente per motivi di sicurezza, di fatto in risposta al 1980 14 (tra cui URSS, DDR, Cuba)

I boicottaggi perturbano proprio le serie mostrate in questa pagina: nel 1980 e nel 1984 mancano dal medagliere blocchi interi di paesi, e alcuni di questi (URSS, DDR) erano tra i più forti proprio nello sport femminile. Le oscillazioni intorno al 1980-1984 vanno quindi lette con cautela: in parte non riflettono tendenze reali ma l’assenza forzata di alcuni paesi. È anche per questo che il confronto tra generi privilegia il periodo 2000-2020.

In sintesi

  • Dal 1964 al 2020 la quota femminile dei partecipanti è passata dal 13% al 48% e quella delle medaglie dal 21% al 48%: le due curve viaggiano insieme, segno che la crescita del medagliere femminile è soprattutto crescita delle opportunità di gara.
  • Un gruppo eterogeneo di paesi (Giamaica, Cina, Romania, Paesi Bassi, Canada) ha vinto più con le donne che con gli uomini; tra le potenze recenti anche gli USA 2000-2020 hanno un medagliere a maggioranza femminile.
  • Gli indicatori socio-economici — PIL e popolazione in testa — spiegano il successo olimpico allo stesso modo per uomini e donne.